Il profumo del mirto

Genere: documentario cinematografico - biografico Durata: 90 minuti


“Il profumo del Mirto” è un film documentario che racconta la vita di un bizzarro e simpatico pastore sardo quarantenne, Francesco Mattu detto “Kiodo”, e ci trasporta dalla sua infanzia in Sardegna, sino ai giorni attuali a Tramonti di Sotto, in Friuli Venezia Giulia, dove risiede da oltre un decennio e svolge la sua attività, circondato da amici e curiosi personaggi che quotidianamente passano a fargli visita.

SPECIFICHE FILM

  • Formato
    4,6K / 25fps / Colore
  • Audio
    Dolby 5.1
  • Lingua
    Italiano, Sardo, Friulano
  • Sottotitoli
    Italiano, Inglese

Informazioni pertinenti

  • Protagonisti:
    Francesco Mattu
  • co-protagonisti:
    Francesco Soru, Olzai, proprietario del bar in Ovodda Federico Vacca "Bisteccone" , Caterina Tomasulo, Paolo Massaria
  • Figurazioni speciali:
    Gente di Ovodda

Negli ultimi 10 anni Francesco ha vissuto nelle Alpi Friulane in un paese chiamato Tramonti di Sotto.
I suoi racconti sono incentrati sulla natura incontaminata e sulla sua vita tra le sue amate pecorelle, un mangianastri sempre acceso, canti popolari e riti ancestrali che hanno accompagnato la sua infanzia nel centro della Barbagia, in un tempo non troppo lontano.
Dopo lo shock e le difficoltà iniziali il nostro carattere carismatico è ora circondato da nuovi amici, affetto e stima. Questo non è solo per il suo delizioso prodotto che crea dal suo gregge, ma per la genuinità e l’altruismo che porta con sé. Ormai da anni si sente nelle ore del mattino una moto Garelli risuonare in Val Tramontina con voce maschile che intona brani melodici di una terra lontana.
Solitudine e felicità si scontreranno in questo poetico andirivieni, che culminerà con il ritorno del nostro personaggio principale ad Ovodda in occasione della festa del Mercoledì delle Ceneri, estremamente diverso rispetto al continente, dal punto di vista religioso e sociale.

NOTA DI REGIA.
Mi sono subito innamorato del suo passato e delle sue storie a volte così incredibili da sembrare surreali.
Mi ritrovo spesso in valle, la mia terra natale (lì è nato mio nonno), e qualche anno fa ho avuto la fortuna di conoscere Francesco che mi è stato presentato da alcuni amici durante la festa patronale. È scattata subito una scintilla che ci ha fatto diventare grandi amici.
Nasce così l’idea di creare un film che omaggi non solo lui ma tutti i coetanei sardi che come lui hanno veramente visto e toccato la miseria ma allo stesso tempo il profumo e il sapore della vera libertà! Questa convinzione è probabilmente quella della felicità!
Ho quindi iniziato a registrare in diverse sessioni le sue storie ea delineare una scaletta di argomenti che creeranno una sceneggiatura accattivante.
La famiglia, le prime storie d’amore, gli amici sardi, i viaggi in moto fino alla costa, le feste paesane, la prima volta in barca diretta nel continente e quello che in fondo ha sempre fatto come fulcro della sua vita: il cibo e la sua condivisione, con chi gli sta accanto. È un vero e proprio rito vivere e condividere con un sardo (o più) il significato di cucinare, stare insieme, passare tante ore davanti a un fuoco ardente, senza fretta, parlando di tutto, senza inibizioni.

Due popoli straordinari, i sardi ei friulani, che attraverso questo racconto vorrei portare al meritato posto nella nostra cultura. Ho scoperto una cultura incredibile all’interno di questo popolo, nonostante la loro mancanza di istruzione a lungo termine hanno così tanto da dare per imparare alla gente del continente e mi fa capire quanto una laurea faccia poco per vivere questa vita. Parlando in particolare dei valori di amici e familiari. Francesco ha vissuto 10 anni lontano dai suoi cari senza fargli visita nemmeno una volta. Un tempo infinito. Per noi inconcepibile. Quando lo sorprendo, durante le mie visite, al telefono con la sua gente, parlando rigorosamente in lingua sarda, molto più complessa direi del nostro Friulano, lo guardo per innumerevoli minuti, non capendo il contenuto delle sue frasi ma osservando le sue occhi… viaggiando in quei pochi istanti nella sua terra natale.
Se c’è una via oltre le immagini e la televisione, per conoscere e scoprire un luogo mai visitato, penso che le parole di chi ci è nato e che da tempo non ci tornava siano più significative di qualsiasi cosa, anche di una foto.
Parole che escono dritte dal cuore, diventano poesia e ci fanno riflettere sull’essenziale che basterebbe per vivere bene e in armonia con ciò che ci circonda.
Non vediamo l’ora di scappare dalla casa dei nostri genitori una volta 18 anni mentre loro vorrebbero solo tornare se solo potessero, in un luogo in cui l’amicizia e la condivisione sono una base quotidiana. Com’è strana la vita.

In questi anni ho visto persone inimmaginabili visitare Francesco, nei fine settimana in cui visitavo la valle. Imprenditori e persone di altissimo rango in fuga dalla monotonia della quotidianità, città, automobili, ville di lusso per sporcarsi le mani (anche i vestiti a volte) per qualche ora, mangiando formaggio e ricotta fresca ancora calda con un po’ di carne appena tolta dalle braci.
Ho visto la tristezza e la felicità negli occhi di questa gente che ha tutto e forse niente o non quello di cui ha veramente bisogno per essere felice. Li ho visti tornare, sempre più spesso, in quella povera stalla e mi sono chiesto se fosse perché si sono resi conto che forse hanno bisogno di qualcosa di più semplice per essere felici. Libertà!

IL PROTAGONISTA
Francesco Mattu, nasce ad Ovodda nel 1976. Segue per diversi anni il padre pastore sia in Barbagia che nel Medio Campidano a Siliqua. All’età di vent’anni si trasferisce ad Olbia lavorando come manovale per alcune imprese edili della zona. Da sempre amante della musica e dotato di una voce notevole, ama cantare soprattutto brani di Celentano e Vecchioni, oltre a cantare vari successi del Rock degli anni Cinquanta e Sessanta in un bizzarro inglese macaronico. Nei primi anni 2000 ha inciso anche un cd con alcune cover e brani inediti di autore ed editore sardo. L’operazione è abbastanza riuscita ed è ricordata soprattutto per il brano “Su Tzilleri” che era opportuno inserire in questo film per il suo contenuto ironico e irriverente. Nel 2007 dopo una visita ad un amico pastore sardo che già da qualche anno si era trasferito sulle montagne friulane, decise di fermarsi prima per un breve periodo per poi trasferirsi definitivamente, acquistando un ovile e creando un piccolo gregge di pecore sarde. Nasce così l’ovile sardo-friulano (come lo chiama lui) da cui si producono ottimi formaggi e altri derivati.

CO-PROTAGONISTI
La storia aveva bisogno di vari personaggi per interpretare Francesco nei vari periodi della sua vita. Francesco da bambino (anni ’80) è stato meravigliosamente interpretato da Francesco Soru, un bambino di 9 anni di Ovodda. Mentre Ovidio Lai, 21 anni di Olzai, titolare di un bar ad Ovodda, si è prestato magnificamente ad interpretare il giovane Francesco negli anni ’90. Oltre a tanti altri personaggi del paese che hanno interpretato nella storia i vari membri della famiglia, tra cui Federico Vacca “Bisteccone” e Antonio Soru, rispettivamente padre e nonno di Francesco, sono stati inseriti in Friuli due noti personaggi della teatrale e televisivo. La cabarettista Caterina Tomasulo, da diversi anni icona della commedia nella regione, e Paolo Massaria, attore in diverse fiction televisive nazionali.

CONTENUTI E PUNTI DI INTERESSE
La straordinaria forza di questo film sta nella capacità di raccontare la Sardegna, la sua cultura, i suoi paesaggi, la sua lingua in relazione a una cultura diversa come quella friulana. Questo confronto/contrasto mette in luce l’unicità culturale e paesaggistica delle due regioni e garantisce nel contempo una maggiore capacità di diffusione e distribuzione del film. Un progetto che intende portare questa affascinante storia di vita, oltre che sul grande schermo e in televisione, anche in molti paesi europei, soprattutto attraverso i vari festival etnografici. La promozione del patrimonio socio-culturale-paesaggistico è rafforzata dalle riprese del film che immortala “momenti di vita quotidiana in Barbagia”, principalmente per quanto riguarda l’intero processo e la filiera del latte e della vita agro-pastorale, la raccolta di sughero, la sartoria tipica, musiche e balli popolari, momenti di convivialità ed enogastronomia tipica. Tutti concetti che vengono replicati nella parte friulana, a far capire quanto geograficamente distanti, molto vicine e simili siano queste due regioni. Valorizzando la storia, la cultura e le tradizioni, si porta al pubblico un enorme sapere che va ben oltre la storia e il film stesso, cercando di suscitare interesse ad andare in queste zone con la duplice motivazione sia di visitare il territorio che di conoscersi direttamente. queste specificità.

MUSICA
Piero Marras (Pietro Salis) è l’autore che Francesco ama sopra ogni cosa.
Nel suo ovile lo stereo è sempre “sintonizzato” sulle canzoni del maestro sardo.
Una musica che rappresenta la terra sarda, i suoi sacrifici, la sua storia, la sua gente, che mi ha dato input fondamentali nella stesura di questa storia. Ascoltando continuamente le sue canzoni, il più delle volte tradotte dal vivo da Francesco, ho quindi iniziato a scrivere la sceneggiatura lasciandomi trasportare dalla sua musica, nella speranza che accettasse la mia proposta per poterle utilizzare. Così è stato poco dopo, e con un entusiasmo inaspettato come solo un vero artista può dimostrare, ha subito accettato la mia proposta, proponendosi anche di realizzare alcuni brani inediti per questo film.

FOTOGRAFIA SU FILM di Luca Melis
Dal punto di vista della fotografia, invece, i paesaggi e le location la fanno da padrone. Montagne, Nuraghi, Mare e Alpi. Ovili e greggi, immense distese dove il tempo sembra essersi fermato. Un confronto continuo tra terra sarda e friulana. Uno stile narrativo incentrato su sguardi e primi piani, che raccontano molto anche con poche parole. Un colore molto diverso che contraddistingue le varie “epoche” della storia e che esalta notevolmente l’immagine dell’opera. L’uso della luce naturale enfatizza notevolmente il concetto di documentarismo e realismo.

Produzione: KAREL Società Cooperativa – Sunfilms
MibaCt – Regione Sardegna – Fondazione Sardegna Film Commission – Fondo Regionale per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia – Unione dei Comuni di Barbagia

Regia: Christian Canderan
Sceneggiatura: Christian Canderan
Fotografia: Luca Melis
Musica: Piero Marras
Montaggio: Christian Canderan
Colore: Davide Melis
Scenografia: Eleonora Piras – Paolo Primon – Luca Durofil
Costumi: Sisinnia Soddu – Valeria Bachis
Suono: Diego Cancian

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